Perché “Adult’ero”, con l’apostrofo?

Essere adulto? O essere adultero? Oppure, esserlo semplicemente stato? In somma sintesi, Adult’ero è un diario con una triplice chiave di lettura. Un diario scorrevole e divertente, per giunta, da bersi in poche ore di intensa lettura.

“Adult’ero” è infatti la combinazione di due differenti percorsi di vita, per certi versi speculari, attraverso i quali un uomo e una donna superano i vari stadi della separazione, per trovarsi poi nel frastuono del variegato circo di casi umani che ad essa normalmente segue. Lei, “Jellyfish“, si racconta “in chat”: con caustica crudezza demolisce i molti stereotipi maschili con cui si è intrattenuta negli ultimi anni. Uomini per lo più sposati o fidanzati, i quali inventano storie sempre diverse, ma in fondo tutte accomunate dalle mille piccolezze morali che contraddistinguono la categoria dei traditori seriali. Io, tradito e traditore a mia volta, analizzo invece i molteplici aspetti delle differenze ormonali, psicologiche, caratteriali ed emotive che tormentano i due sessi, pur obbligandoli a cercarsi l’un l’altro. Vengono quindi sezionati argomenti fors’anche fastidiosi, come gli “ex”, la sindrome premestruale e quella di Peter Pan, il senso di colpa, la ricerca di un figlio che non arriva, le crisi alla soglia dei quaranta. Nel mirino vengono poi messe a fuoco alcune categorie di donne che eccellono per bizzarrie, incoerenza e inaffidabilità. Un ricco campionario di stereotipi di donne traditrici completa il saggio, lasciando al lettore il compito di riconoscere le tipologie con cui anche lui ha avuto a che fare. Oppure, perché no, anche di riconoscervisi lui stesso.

Che tu sia uomo o donna, sposato o libero, giovane o “diversamente giovane“, vi troverai quindi molta della tua storia. Si, della tua. O per lo meno vi troverai particolari che ti ricorderanno fatti simili, accaduti a te o a qualcuno che conosci. Non è paragnosi: è solo esperienza e statistica. Molto più banalmente, senza saper nulla di te, siamo persuasi che tu, come noi e chiunque altro, faccia parte di una società che su molti dettagli accomuna la maggior parte degli individui che la compongono. In fondo, i meccanismi biologici, psicologici e culturali che ci fanno innamorare, eccitare, piangere, ridere, sono i medesimi. Tutti noi teniamo chiusi nel buio della nostra coscienza i desideri che non si possono palesare in società. Le fantasie, i tradimenti (reali o vagheggiati), seguono processi così simili che alla fin fine, c’è da stupirsi che non se ne possa parlare apertamente, come fra amici intimi che possono capirsi perfettamente.

Leggendo Adult’ero potrai ridere e meditare. Anche arrabbiarti magari, oppure bollarci con epiteti poco garbati per ciò che abbiamo scritto in palese disprezzo del “politacally correct“. Ma alla fine, siamo abbastanza confidenti che ricorderai una gran parte delle parole lette. Soprattutto quelle in cui, direttamente o indirettamente, ti riconoscerai o quelle che riguardano te o persone a te vicine.

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